Armonia è proporzione

Da sabato 24 gennaio brillerà di MusicAurea la Biblioteca del Monastero di San Giovanni Evangelista dove l’arte dei suoni dialogherà con i motti che compaiono nelle magnifiche campate. Quattro i concerti con protagonisti il violino di Daniele Ruzza, il Quartetto Dedicato e il Quatuor de clarinettes familia. Sul significato di quei cartigli verte l’intervento introduttivo del Priore Don Francesco La Rocca Quell’impressionante ragnatela di parole.

I concerti, in collaborazione con Parma Palatina e UCID Fidenza, sono ad ingresso libero con scopo benefico per il restauro delle porte della Biblioteca.

Il programma

Sabato 24 gennaio 2026 ore 16.30

Niente di troppo
Siamo splendore da non fissare

Daniele Ruzza violino

Romeo Franzoni / Giuseppe Verdi Ave Maria da Otello
Antonio Vivaldi Cadenza dal Concerto in re maggiore “Grosso Mogul” RV 208
Georg Philipp Telemann Fantasia n.1 in si bemolle maggiore TWV 40:14
Giuseppe Tartini Sonata n.2 in re minore (dalle 25 Piccole Sonate B.d1)
Fulvio Delli Pizzi Soliloquio
Heinrich Ignaz Franz von Biber Passacaglia in sol minore (Passacaglia dell’Angelo)
Vincenzo Corbellini / Giuseppe Verdi Rigoletto: Quartetto Un dì se ben rammentomi

Quell’impressionante ragnatela di parole
di Don Francesco La Rocca

Frivolezza o inquietudine. Simmetria e ordine ma anche dinamismo e forme esagerate caratterizzano il barocco musicale sorprendente e intellettualmente stimolante. Uno splendore da non fissare perché non capiremmomolto di più dell’esuberanza barocca al di là dal rimanere impressionati dal punto di vista sensoriale. Il desiderio è rovesciare la fissità, la solidità e la stabile armonia rinascimentale, per cui Nulla è di troppo. La sovversione è completa quando forme geometricamente solide sono invase da effetti decorativi asimmetrici, materiali fragili, fluidi o instabili che, musicalmente parlando, possono esaltare il carattere di danza oppure fare spazio a sorprendenti frasi espressive che guardano al teatro. In scena un piccolo esempio della straordinaria ricchezza di espressioni artistiche dell’età barocca, con tre compositori italiani e tre tedeschi condotte all’insegna del virtuosismo, della spettacolarità e della sorpresa, un itinerario che mira a rappresentare lo spirito dell’epoca, seguendo il tema della meraviglia nelle sue varianti espressive: pathos melodrammatico, stupore mistico e imitazione della natura. Al centro del programma Soliloquio del compositore contemporaneo Fulvio Delli Pizzi che rappresenta la voce umana di oggi: una presenza viva chiamata ad azzerare le distanze temporali e a riportare sentimenti ed emozione all’interno di un’unica vibrazione.

Sabato 21 febbraio 2026 ore 16.30

L’eccellente è arduo
Poche sono le cose stabili

Quartetto Dedicato
Daniele Ruzza primo violino
Camilla Mazzanti secondo violino
Behrang Rassekhi viola
Adan Alejandro Gomez Dominguez violoncello

Ludwig van Beethoven
Quartetto n.15 in la minore op.132
Grosse Fugue in si bemolle maggiore op.133

Quell’impressionante ragnatela di parole
di Don Francesco La Rocca

Due monumenti oltre i familiari riferimenti formali dell’arte beethoveniana: sono il quartetto op. 132 e la Grosse Fugue op.133. Ci si trova in mare aperto, in un panorama sconosciuto nel quale la forma cessa di essere cornice e vincolo. La contrapposizione ed elaborazione dei temi sfugge alle regole del Classicismo, per puntare decisamente verso una dimensione nuova, nella quale ogni elemento del discorso musicale è soggetto ad elaborazione e mutazione incessanti. Il culmine si ha nella celebre “Canzona di ringraziamento offerta alla Divinità da un guarito, in modo lidico”, lo sterminato movimento lento centrale che muove dall’arcaica dimensione melodico-armonica della modalità per esplorare un universo sonoro che promana dalla preghiera per toccare più volte la dimensione, inedita in Beethoven, di una trasognata serenità.

Complessa, dura, difficile è la Grosse Fugue; fu solo il XX secolo a rivalutare quello che per arditezza e libertà di scrittura e di concezione, oltre che per ampiezza di proporzioni, è il lavoro contrappuntistico più impegnativo e ambizioso elaborato da Beethoven.

Sabato 14 marzo 2026 ore 16.30

La tua voce è soave
Quando verrà ciò che è perfetto
Quello imperfetto scomparirà

Quatuor de clarinettes familial
Francesco Zarba clarinetto e cl. piccolo
Irene Zarba clarinetto
Elisa Gubert clarinetto e cl. contralto
Daniele Titti clarinetto basso

Tommaso Albinoni Sonata in sol minore
Mike Curtis A Klezmer wedding
Wolfgang Amadeus Mozart Il flauto magico Ouverture
Pedro Ituralde Suite Ellenique
Tradizionale Mazel Tov
Johann Pachelbel Canone
Béla Kovacs Sholem Alakhem rov Feidman

Quell’impressionante ragnatela di parole
di Don Francesco La Rocca

“La tua voce è soave” si riferisce al suono del clarinetto che è anche molto altro …. flessibile, sottile, morbido, puro, lirico, ombrato, incantevole, perfetto, rotondo, incisivo, penetrante, agile, passionale, spiritoso, trasognato, pensoso, profondo, fascinoso, incantatore, religioso, sublime, folle, disumano, tormentoso, solitario, trasparente, pulito… Il suono è la chiave che realmente ci connette alla musica: se bellissimo, ipnotizza e ci incanta.  In questo programma volutamente le musiche “perfette”del repertorio classicodialogano in maniera ravvicinata, s’insinuano quasi tra le “imperfette” musiche tradizionali klezmer. Ma le due convivono senza annullarsi.

Sabato 11 aprile 2026 ore 16.30

Il grande nel piccolo
Affrettati lentamente

Quartetto Dedicato
Daniele Ruzza e Camilla Mazzanti violini
Behrang Rassekhi viola
Adan Alejandro Gomez Dominguez violoncello

Franz Joseph Haydn Quartetto in la maggiore op.2 n.1 Hob III:7
Arvo Pärt Fratres
Philip Glass Quartetto n.5

Quell’impressionante ragnatela di parole
di Don Francesco La Rocca

Incrocio di stili e di epoche nel terzo concerto che inizia con Quartetto in la maggiore op.2 n.1 Hob III:7 di Haydn per incontrarsi con due composizioni diverse quanto emblematiche della letteratura musicale della seconda meta del XX secolo: Philip Glass Quartetto n.5 e di Arvo Pärt Fratres. Il primo, del 1991, è una musica ambigua, sospesa, apparentemente impersonale e, diversamente, il secondo del 1977 racchiude un desiderio auspicando che gli uomini si ritrovino, perché prima o poi occorre fermarsi e fermare la rovinosa smania autodistruttiva. Sia Glass che Pärt rivelano uno stile incantatorio che mette in campo una tendenza temporale alla spazializzazione della musica mentre ogni forma di tensione dinamica viene meno… in questo senso Affrettati lentamente… perché i connotati temporali sono saltati, oppure non restituiscono l’esatta percezione del trascorrere del tempo stesso.

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